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Dedicato a tutti i cani abbandonati e a chi si prende cura di loro

Prefazione


Habaneria – Il ritorno dei Bichon Havanesi è un romanzo di fantascienza – il primo di una trilogia - ambientato ai giorni nostri, ma la cui trama affonda le radici in un passato lontano decine di migliaia di anni, in un mondo dominato dai cani. La razza dei Bichon Havanesi, in particolare, era quella più evoluta culturalmente e tecnologicamente. Il Regno di Habaneria fu distrutto da un’onda radioattiva, ma prima del cataclisma le informazioni e le caratteristiche dei Bichon sono state salvate in alcuni file, per poi essere - grazie a dei beacon - riattivate un giorno, una volta cessati gli effetti delle radiazioni, in esemplari dal DNA compatibile con gli “originali”. Questo avviene appunto nel XXI secolo: Giovanni Maltini, un trentenne di Schio, scopre che la sua cagnolina Cookie è in realtà il Capitano Omicron QK, incaricato di riportare in vita Alari, la Regina di Habaneria. Il ragazzo viene quindi catapultato in un’avventura che lo porterà, insieme alla veterinaria Franca, tra le rovine di Nazca in Perù, in Tirolo e infine in Canada. Tra mille difficoltà, incontri inaspettati, tradimenti, colpi di scena e la nascita di un amore profondo, Giovanni, Cookie e Franca riusciranno a “ripristinare” Alari, ma la missione non sarà ancora compiuta.

Oltre alla trama fantascientifica, questo racconto mette in risalto il legame, tutt’altro che fantascientifico, del cane con il suo umano. Questo rapporto, totalmente inesistente ai tempi di Habaneria, coglie di sorpresa il capitano e la stessa Regina, che si trovano addirittura a dover modificare il progetto di restaurazione del Regno.
Il rapporto cane-uomo molte volte coglie di sorpresa anche noi umani. Diamo troppe cose per scontate, fra cui la ‘superiorità’ della razza umana nei confronti di quella canina e delle altre razze animali. Se per molti aspetti possiamo parlare di superiorità, per altri dovremmo ammettere non solo la nostra inferiorità, ma anche un certo livello di arroganza e di presunzione, tramite il quale ci poniamo, spesso anche inconsciamente, al centro dell’universo come importanza e capacità. In realtà dell’universo conosciamo ben poco, e potremmo paragonare la nostra conoscenza a quella di un bambino, che vede la sua casa e i suoi genitori come il centro del mondo e ritiene che le regole di quel mondo siano universali ed inalterabili. Viviamo in un minuscolo sistema solare, equivalente ad un puntino nella nostra galassia, una fra i cento miliardi di galassie nell’universo conosciuto. Gli stessi concetti di spazio, tempo, velocità, ed altri che sono alla base della nostra matematica e della fisica e che sono ben solidi e ben configurati nella nostra realtà ‘locale’, diventano meno solidi ed inalterabili quando esposti a grandi spazi e a grandi distanze. Quello che però può sembrare irraggiungibile, perché troppo distante, troppo grande o troppo vasto, diventa improvvisamente vicino quando un uomo ed un cane si guardano intensamente negli occhi.


Camerano Paolo - Via Prole, 36 - 6035 Marano Vicentino c.f. CMRPLA456M14A952S
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